Apollo

Apollo 7, la missione delle prime volte

Forse non sapete che, il 22 ottobre 1968 l’Apollo 7 rientrava dallo Spazio, dopo aver orbitato attorno alla Terra per ben 163 volte.

Tutti conoscono la storia della gloriosa missione Apollo 11 -come non la si potrebbe conoscere-, tutti conoscono quella sventurata dell’Apollo 13 e quella tremenda dell’Apollo 1.

 

Ma cosa sapete della Missione Apollo 7?

Dunque, se non ne sapete molto, mettetevi comodi e vi faccio un piccolo ripasso.

 

Iniziamo: la missione Apollo 7 nasce subito dopo il patatrac dell’Apollo 1. Possiamo dire che questa è stata la prima missione con equipaggio dopo il disastro del 1967, anzi, possiamo dire che questa è stata la missione delle prime volte.

 

apollo7crew

Fu la prima missione a testare gli equipaggiamenti che avrebbero portato l’uomo sulla luna.

L’Apollo 7 avrebbe orbitato attorno alla terra per 11 giorni, un tempo sufficiente per testare le capacità di rendimento della navicella e dell’equipaggio. Di fatto il programma spaziale venne organizzato per fare una prova generale delle capacità di avvicinamento tra il modulo lunare ed una navicella.

 

Fu la prima con un equipaggio di supporto

L’equipaggio scelto per la missione era composto da Walter Schirra, Don F. Eisele e Walter Cunningham. Ora, come tutte le missioni spaziali, oltre all’equipaggio che partirà nello Spazio, viene previsto anche un secondo equipaggio, pronto a prendere il posto del primo se qualcosa andasse storto.

Ecco, con l’Apollo 7, si decide di formare anche un equipaggio di supporto, incaricato di svolgere lavori che richiedono molto tempo, in modo che l’equipaggio principale si possa concentrare di più sulla missione.

 

Fu la prima con una diretta Tv ed a trasmettere alla Terra le immagini dallo Spazio

Si sa che gli americani sono esibizionisti e cosa c’è di meglio di una bella diretta tv dallo Spazio? Nulla!

Quindi, nella fittissima agenda dell’Apollo 7, si decise di inserire un momento per la diretta televisiva… voi potete ben capire quanto poco andasse agli astronauti di fare questa diretta. Anche perché: sei nello Spazio, in mezzo al nulla, a toccare milioni di tastini minuscoli, a cercare di pilotare un tubo. Cosa gli importava di stare in tv?!

A nulla valsero le protese: la diretta ha la precedenza su tutto!

 

Fu la prima in cui l’equipaggio si ribellò ad un ordine impartito da Houston

Ecco, Houston è il centro di comando e controllo, a cui gli astronauti fanno riferimento. Insomma, Houston è il capo.

 

Ora che sapete a cosa mi riferisco quando parlo di Houston, posso iniziare a raccontare i “piccoli problemini” della Missione.

 

Gli esperimenti in programma andavano benissimo e lo shuttle stava per decollare quando, a 15 ore dal lancio, il Comandante Walter Schirra iniziò a mostrare i sintomi di un brutto raffreddore. Come sempre accade, anche gli altri due membri vennero contagiati e la missione iniziò a divenire sempre più difficoltosa.

 

Voi penserete: “Solo per un raffreddore?” Ebbene sì, perché quando non c’è la gravità, il muco non scende. Aggiungete che i pasti erano pessimi, lo spazio era poco, il sistema di smaltimento liquami era “perfezionabile” ed ecco il disagio che avanza.

 

Ma gli astronauti non arrivano fin a dove arrivano e si fermano per un raffreddore, quindi la missione parte. Tutto procede alla perfezione, compreso il raffreddore.

 

Durante l’atterraggio, è necessario indossare il casco. Ma l’equipaggio iniziò ad insistere che sarebbe atterrato senza il casco (un nuovo modello senza visore), perché quest’ultimo avrebbe impedito ai tre di soffiarsi il naso. Non soffiarsi il naso avrebbe potuto danneggiare i timpani degli astronauti e Schirra non voleva correre questo rischio. Houston era super contrario: litigarono e non ci fu nulla da fare.

L’Apollo 7 atterrò senza casco!

 

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